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Pensioni 2027, quanto aumenta l’assegno? Le nuove stime sulla rivalutazione

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Pensioni 2027: stime preliminari sull’adeguamento all’inflazione

Le proiezioni sull’andamento inflazionistico consentono di delineare le prime stime relative all’aumento degli assegni pensionistici che scatterà dal prossimo gennaio 2027. L’ipotesi che sta prendendo sempre più consistenza indica una rivalutazione complessiva intorno al 2,9%, un adeguamento che potrebbe tradursi in un incremento mensile di svariate decine di euro per un numero significativo di pensionati. È importante sottolineare che l’effettivo beneficio varierà in base all’importo della pensione percepita e che gli incrementi lordi non sempre coincidono con le somme nette accreditate dall’INPS.

Il meccanismo di adeguamento delle pensioni, noto come perequazione automatica, mira a compensare, almeno parzialmente, l’incremento del costo della vita. Il calcolo si fonda sui dati ISTAT relativi all’inflazione. Le attuali indicazioni suggeriscono una percentuale di rivalutazione del 2,9% per il 2027. Se questa stima venisse confermata, una pensione lorda di 1.000 euro mensili vedrebbe un aumento di circa 29 euro, mentre un assegno di 2.000 euro lordi potrebbe incrementarsi di circa 58 euro. Queste cifre rappresentano simulazioni; la percentuale ufficiale provvisoria sarà definita tramite decreto ministeriale, atteso a novembre, con eventuali conguagli successivi per allineare l’adeguamento all’inflazione definitiva.

Il sistema di rivalutazione opera per fasce progressive, applicando percentuali decrescenti all’aumentare dell’importo pensionistico. Attualmente, le regole prevedono una rivalutazione piena per gli importi fino a circa 2.447,40 euro lordi mensili (basandosi sul trattamento minimo 2026 di 611,85 euro). Per la fascia di reddito successiva, fino a circa 3.059,25 euro, si applicherebbe una percentuale ridotta (circa il 2,61%), per poi scendere ulteriormente (circa il 2,175%) per le quote eccedenti tale soglia. La percentuale ridotta si applica unicamente alla porzione di reddito che supera ogni limite stabilito, non all’intero importo della pensione.

Un aspetto da monitorare riguarda le pensioni minime. Nel 2026, il trattamento minimo ordinario ammontava a 611,85 euro mensili. Con un ipotetico aumento del 2,9%, l’importo lordo salirebbe a circa 629,59 euro, con un incremento teorico di 17,74 euro. Tuttavia, nel 2026 era prevista una maggiorazione straordinaria dell’1,3% per le pensioni minime, che portava l’importo effettivo a circa 619,80 euro. Se tale maggiorazione non venisse riconfermata per il 2027, l’aumento netto percepito potrebbe attestarsi intorno ai 9,79 euro mensili, anziché i quasi 18 euro derivanti dalla sola rivalutazione ordinaria. La Legge di Bilancio 2027 potrebbe introdurre modifiche o proroghe.

È fondamentale ricordare che gli incrementi stimati si riferiscono all’importo lordo. Per le pensioni soggette a tassazione, l’aumento netto effettivo sarà generalmente inferiore, dipendendo dall’aliquota IRPEF, dalle detrazioni fiscali e dalle addizionali regionali e comunali. L’importo preciso sarà consultabile sui cedolini pensionistici di gennaio 2027. Oltre agli adeguamenti monetari, dal 1° gennaio 2027 è previsto un primo adeguamento dei requisiti per l’accesso alla pensione in base all’aspettativa di vita. Ulteriori adeguamenti sono attesi negli anni successivi. È possibile che la prossima manovra economica introduca interventi volti a modificare o mitigare tali incrementi.

Articolo redatto da CONFENALP. Spunto da: Lavoro e Diritti

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